martedì 24 febbraio 2009

Torta di ricotta, noci, cioccolato e....liquore! ... perchè Mikki è sempre una garanzia

Torta di ricotta noci e cioccolato

Ho conosciuto Mikki su alf... e tra di noi c'è sempre stata stima, amicizia e da parte mia posso aggiungere anche tanto affetto. E' una di quelle persone che conosci tra la moltitudine della folla che popola internet e un forum di cucina come quello, pero' tra i tanti fai una cernita, fai una differenza, e ti fidi del tuo istinto, della tua pelle, della sensazione che forte ti dice "è una gran bella persona, si, si".
A parte le ricette che da sempre mi solleticano il palato guardando i suoi album di Alf e il suo "profumi dalla cucina" (amo da morire i suoi biscottucci, le torte rustiche e casalinghe che mi ricordano tanto quelle delle nonne) l'ho sentita tanto vicina in un vari momenti, di baruffa, di gioia, di limpido confronto. E' bello conoscere della gente vera e pulita dentro, sapere che c'è qualcuno di veramente migliore al mondo... pensare infine, che l'amicizia e la solidarietà femminile non sono solo un miraggio, ma una coccola che ti arriva dritta al cuore.
Con questo post voglio ringraziare Mikki e tutte coloro che ho trovato in questo strambo e variopinto mondo di internet e che, chi in un modo, chi in un altro, mi ha strappato un sorriso, un emozione, un soffio di tenerezza: Perlina, Serena, Paoletta, Tina, Anto, Lety e scusatemi se dimentico qualcuna.

Fatta questa sentimentale premessa :-D vi posto questa ricetta della Mikki appunto e che è qualcosa di fenomenale...io ho cambiato leggermente qualcosina e ho abbondato col liquore, tanto che m'hanno pure detto..."non si sente che è Cointreau nooooo!!"
L'importante è che non ne sia rimasta manco un briciolo per la cena :-)

Ecco qui gli ingredienti:

300 gr di farina 00
200 gr di ricotta (io ne ho messi 250gr)
3 uova
230 gr d zucchero (io ne ho messi 300 gr)
80 gr di burro fuso
1/2 bicchiere di latte
1/3 di bicchiere di Amaretto di Saronno (evvai col Cointreau manco l'ho calcolato)
1 bustina di lievito
200 gr tra mandorle e noci tritate grossolanamente (solo noci, mandorle non ne avevo)
gocce di cioccolato ( tante tante manciate di gocce.....!)
granella di zucchero (al posto della granella l'aroma di arancia)

Sbattere le uova e lo zucchero fino ad ottenere un composto morbido e cremoso. Aggiungere la ricotta e poi la farina setacciata con il lievito. Infine il burro fuso freddo, il latte e l'amaretto. Aggiungere la frutta secca e le gocce di cioccolato e mettere nello stampo a ciambella imburrato e infarinato di diametro 26, spargendo poi sopra un pò di granella di zucchero.
Infornare a 175° per 45/50 minuti (io ho fatto 160 per 40 min)

Io ho fatto una torta anzicchè una ciambella...l'interno era umido, liquoroso, pieno di gocce di cioccolato e con la morbidezza tipica della ricotta.... spero che le foto parlino da sole... anche se non son venute proprio come volevo grr


Torta di ricotta noci e cioccolato


Unico dubbio....ma è possibile tostare prima le noci? Perchè le mandorle ok... ma le noci? O in questi dolci vanno proprio cosi, sgusciate solamente?
Illuminatemi...
e buona torta...
questa foto la dedico tutta a te, Mikkolina e... GRAZIE :-)



GràGrà

martedì 17 febbraio 2009

La crostata salata della mia mamma


Crostata salata

Questa è un'altra ricetta di casa mia... non ha una storia lunghissima di generazioni e generazioni, nonne, prozie e quanto altro. Questa è proprietà intellettuale di mia madre... :-) ultima trovata per le cene pseudo chic con i ritrovati compagni di classe, diversivo alle sfoglie svuotafrigo e alle paste brisè troppe burrose che non amiamo per nulla, impasto sostenuto e rustico quasi fosse una frolla "salata" per accompagnare le verdure tipiche nelle preparazioni della nostra terra, i cavolfiori e i broccoli. Ma ovvio che noi l'abbiamo provata anche con i funghi porcini, patate e cipolla, e quanto altro.


Questo è l'impasto che si presta alla stesura... praticamente perfetto

Crostata salata


Ecco le dosi per una tortiera da 30 cm circa (in verità un po' di impasto rimane...ma lo congelo sempre per la volta successiva... non lesiniamo perchè poi ogni volta è un incubo per fare le griglie della parte superiore...e poi perchè deve essere sufficientemente spessa per sostenermi il contenuto per nulla leggero)

300 gr di farina 0
195 gr di semola di grano duro
165 gr di burro
225 ml di acqua freddissima
1 bustina di lievito secco per pizze e torte salate
1 pizzico di sale

Setacciare la farina con il lievito e il sale, mettere in una spianatoia. Quindi aggiungere il burro sfiocchettato e sfregare con la farina, da Gennarino hanno propriamente detto "il burro va sfregato tra i polpastrelli, con un movimento delle dita simile a quello con cui si indicano i soldi...
in modo da ottenere uno *sfarinato* grumoso" (grazie a Gennarino per questa colta citazione :-) ) . Terminata questa operazione si aggiunge l'acqua freddissima e si lavora velocemente, molto velocemente (come al solito, non deve riscaldarsi la parte grassa, ovvero il burro). Si forma una palla, si gira con la pellicola e si mette a riposare in frigorifero, per almeno mezza giornata.
Meglio se fatta il giorno prima; si puo' anche congelare avendo la cura di scongelare in frigo.
Dopo si stende infarinando il piano e il mattarello con farina di semola, in teglia antiaderente o di coccio da forno. NON c'è bisogno di ungere o di mettere cartaforno, lo stesso burro dell'impasto servirà da buona protezione.
Si stende per bene (non troppo sottile) e si aggiunge un ripieno, simile a questo qui...

Crostata salata

Broccoli, salsiccia, pepato fresco, olive nere, pinoli, cipollina fresca...

Si cucinano in precedenza solo i broccoli, in una capace pentola, rosolando aglio e alici in olio evo. Appena le alici sono sciolte, si toglie l'aglio e si abbassa la fiamma, si aggiungono i broccoli, un po' di sale (non tantissimo) e si fanno andare fino a metà cottura. Se fossero cavolfiori, stesso procedimento, con aggiunta di vino rosso, tanto vino rosso.
Si fa raffreddare il tutto e si scola per bene dall'olio (senno' si inzuppa l'impasto).
Sul guscio di frolla salata si adagiano i broccoli, tranci di pepato fresco, le olive nere, la cipollina fresca, i pinoli e la salsiccia, sbriciolata, privata dal grasso e ancora cruda ovviamente. Insomma tutto a crudo tranne i broccoli.
Si chiude con le griglie e si attaccano ai bordi spennellando precedentemente con l'albume sbattuto. Se si vuole si puo' spennellare tutta la superficie per renderla più lucida.

Meritevole anche la versione con i funghi, o con le patate precedentemente cotte in pentola insieme a cipolla, pomodoro a pezzi, origano.... e indi sempre a finire con formaggio, salsiccia e olive nere.

In forno già caldo alla massima temperatura, per tre quarti d'ora circa.
Il giusto grado di cottura dipende dal forno, io comunque inzio a cuocerla nella parte inferiore per far dorare bene la base e renderla croccante.

Come avete potuto vedere... non è una brisè, non è assolutamente una sfoglia... rispetto a queste ha meno burro, è resa più rustica dalla semola e cosa fondamentale, è presente anche il lievito.
Quello che mi raccomando per mantenerla fragrante, è di non tenerla in forno dopo la cottura o coprirla con pellicole e quanto altro. Poi la consistenza della pasta dipende anche tanto dallo spessore della stesura, questo si.


Buon di' gente... e buon appetito.

lunedì 12 gennaio 2009

Una crostata... pretenziosamente chic

Una crostata pretenziosamente chic

Una crostata....pretenziosamente chic!
Più che una ricetta, l'idea di un abbellimento, l'idea di rendere una cosa semplice semplice un po' piu' bella, un po' piu' buona, un po' piu' chic insomma.
Fatta su commissione.... di quell' INGORDA DI MIA CUGINA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Mi hai detto tu di scrivere testuali parole eh? ahahahah

"Grà... mi devi fare un dolce straripante di cioccolato... ma proprio pieno, pieno, così pieno che mi deve uscire pure dalle orecchie..."

Ed io.... e mo' cosa faccio, ho pensato.
La foresta? No... Dio mio tre giorni di lavoro...
La cheesecake? No... sempre la solita cosa...
Vado a spulciare i miei preziosi ricettari... ricette stupende... ma per carità.... non oso mai sperimentare cose assurde quando vengo invitata a cena... sai che c'è... che dopo la nomina di quella che sa cucinare bene non posso far figure de.... ci siamo capiti :) :) :)

E allora.... l'idea mi è venuta mangiando questa semplice crostata in un locale di Catania molto alternativo, tempo fa. Io poi l'ho un po' modificata a mio piacimento.
Di solito le crostate di Nutella non mi fanno mai andare in estasi di palato... sarà perchè per la maggior parte son proprio preparate grezze grezze, rusticone e con quella nutella sotto le griglie che va asciugandosi troppo. La frolla scura da panificio. Non mi piacciono! Tzè!

Poi.... una sera capitiamo in questo locale, dicevo.
Ale prende una fetta di crostata di nutella.
Io una di pere e cioccolato.
"Sei il solito grezzo quando si tratta di scegliere dolci"
Poi ce la portano e io li' a cincischiare con la forchetta... "me ne fai assaggiare un pochettino?"
Ecco che mi si apre un mondo... un gusto incantevole.
L'incontro tra industria e artigiano, tra la mano meccanica e quella sapiente. La Nutella non la trovo chic nei dolci... ma questa crostata lo è.... pretenziosamente!!!!!!!!!!!

Allora... ecco a voi l'idea...

La frolla si prepara come qui.
E i segreti per una buona crostata son tutti qui.

Per una tortiera da 30 cm... io ho preparato 750 gr di frolla (ma una palla m'è pure rimasta.. io per sicurezza ho abbondato, l'altra l'ho congelata)..

Si stende sulla teglia col mattarello ben bene... si mette la nutella, tanta tanta nutella... (pensate che ne ho usato 1kg e 150 grammi e non sembrava poi cosi' tanta, ma è venuta bella alta si....)
si stende un'altra pasta di palla piu piccola della precedente e si chiude di sopra, rifinendo i bordi e siggillandoli con albume d'uovo sbattuto e un po' di pressione (assolutamente da fare, senno' si spacca)...
Ho comprato poi le nocciole dell'Etna dal fruttivendolo.... le ho tostate in forno, spellate e ricoperto tutto il guscio, tagliandole in due o a pezzi e premendole sulla frolla fino a bucarne la superficie... (le nocciole infatti stavan metà dentro e metà fuori...)... in forno per 45 minuti circa.... in ultimo, innevata con zucchero a velo vanigliato e vero pistacchio di Bronte...

La Nutella si mantiene perfettamente, non secca.
Le nocciole danno quella croccantezza giusta, il pistacchio impreziosisce...
e sembra proprio che sia piaciuta a tutti. :)))


GRAZIE PER LA BELLA SERATA PASSATA INSIEME! :)


Grà

martedì 9 dicembre 2008

Che tristezza non poter cucinare.... ma non mi sono dimenticata di voi, né dei miei fornelli....

ferrodastiro

Troppo tempo è passato dall'ultima volta che ho scritto... questi giorni, queste settimane, mi son scivolate così rapidamente da non riuscire ad aggrappare più niente.... ragazzi ho iniziato a lavorare finalmente!!!!!!!!!!!! Prima un corso duro di due settimane, poi la febbre, poi finalmente la chiamata, si va a lavorare!!!!!!!!!!!!!!! Sto fuori più di otto ore al giorno, studio, non ho tempo manco per grattarmi i capelli, come si dice dalle nostre parti.... non ho combinato niente in questi ultimi tempi, se non una piccola tortina alla ricotta e noci che devo ancora rivedere prima di postar la ricetta.... (sapete come sono perfezionista)....

Non ci crederete ma quello che mi spiace più di ogni altra cosa è aver perso tanti dei vostri aggiornamenti.... mi manca quello spulciare quotidiano tra ricette e pastrocchi vari, le foto di Alex e di Paoletta, l'amicizia dolcissima con Serena che non smetto mai di pensare ma con cui non ho avuto più contatti (Sere come stai?) e voi tutti, tutti davvero tutti... spero di riuscire in qualche modo ad esser comunque partecipe, spero non me ne vogliate.

Un abbraccio....

Grazia.


PS: VOLEVO SEGNALARE UN PLAGIO, SUBITO DA ME, ANICESTELLATO E PAOLETTA:

la proprietaria di questo blog

http://butterflycucina.blogspot.com/

ha rubato la mia presentazione e quella di Anice copiaincollando pari pari le nostre parole sul suo blog. Basta guardare la colonna laterale. Ha rubato anche la foto di Paoletta, che vedete trasfigurata sul suo logo.

Ecco la parte che mi è stata rubata :

"Sono una persona complessa, non mi piace vivere monocromaticamente. Amo la cucina e le ricette impossibili, il profumo del pane , il bordo della pizza e il candore del latte; amo i libri, amo le librerie e le case piene di tutta questa immane, immensa carta.. amo il profumo del mare e degli arancini appena fatti...Amo il disordine e non posso farci nulla, amo la fotografia, il design, la decorazione d'interni, le pile di piatti dentro le credenze sgangherate; amo collezionare bicchieri di tutte le fogge, l'antiquariato, le abitazioni in disuso.. amo in genere tutto cio' che è arte. Amo il sapore, lo stupore, l'umore; amo la saggezza, la passione e la follia. Amo l'amicizia. Amo credere che ci sia la possibilità di cambiare ancora il mondo. Amo camminare in piena solitudine. Amo quella libertà che ogni giorno ricerco dentro me stessa.... "
e che ancora sta nel mio attuale profilo, ma che ovviamente la suddetta ha appropriamente ritagliato e imbruttito, cambiando qualche parolina qua e là per fare una malconcia e ridicola personalizzazione, ed eliminando la parte relativa alla casa di Nissoria e dei miei zii e qualche altra ancora.... continuando comunque con la presentazione di Anice.
" Amo il profumo del pane , il bordo della pizza e il candore del latte" evidentemente ama la pizza e odia la marmellata...io non avrei mai scritto una cosa simile.
Insomma... non sapeva più dove e come rubare :-)

Non so cosa ci provi la gente a rubare sentimenti ed esperienze e spaccati di vita e personalità altrui, quello che vi prego gentilmente di fare è di andare in quel blog e cliccare sulla barra in alto "CONTRASSEGNA BLOG" per avvertire coloro che se ne occupano in questi casi, di cancellare il contenuto inaccettabile di quel blog. Per me e per le altre compagne.

sabato 18 ottobre 2008

Le frittelle di un dolcissimo autunno...

Frittelle di funghi

L'autunno mi piace sentirlo attraverso sapori, colori e odori.
Uno di questi sapori è senz'altro quello dei funghi. Il loro colore cangiante. E l'odore di terra quando li pulisci col coltellino e ti accingi a dargli forme diverse a seconda della preparazione che vuoi ottenere.
Adoro i funghi accompagnati alla pasta, ai risotti caldi o a dei secondi un po' pretenziosi, ma riescono a dare il meglio anche nei piatti che li rendono unici e indiscussi protagonisti. I funghi ripieni per esempio li adoro. Oppure quelli pleurotus immersi nell'uovo, successivamente impanati e fritti come delle gustose cotolette. Ecco, vado in visibilio.
Preparazioni semplici, forse un po' scontate, ma che richiamano i sapori poveri di una volta, quando non s'aveva l'abitudine la cultura e la voglia di barcamenarsi in ricette glamour o di impiastriccio kitsch.
E a questa voglia di semplicità ho sempre associato le frittelle. Frittelle di patate, frittelle dolci, frittelle di "pisci d'ovu" (ovvero quelle fatte con l'uovo e il pangrattato rimasto per condire le fettine di carne) frittelle di mele e frittelle di cavolfiore. Di fiori di zucca. Mamma mia. Non si puo' dire. Ho sempre adorato mangiarle calde, al massimo tiepide, direttamente dalle mani, ungendomi i polpastrelli di olio e di goduria.
Per me la scontatissima e banalissima frittella è uno di quei piatti che invita alla convivialità e perchè no, che ci fa tornare un po' bambini come disse la Paoletta nel suo meraviglioso post; è uno di quei piatti che restituisce alla mente l'immagine di famiglie numerose o gruppi di amici che intorno ad una padella che sfrigola, mangiano con gioia e si servono e lasciano scivolare sui tovaglioli e sui piatti queste piccole prelibatezze che scottano le dita.

Frittelle di funghi

Queste sanno tanto d'autunno perchè l'autunno è la stagione dei funghi per eccellenza. Allora.... non resta che andare a raccoglierli o comprarli nel fruttivendolo di fiducia, uscire le padelle e mettersi all'opera :)

FRITTELLE AI FUNGHI CHAMPIGNON

(io avrei usato anche quelli porcini, ma contando che costano 30 euro al kg... la prossima volta usero' i porcini, ma quelli secchi, dopo averli ammollati e cotti come segue)

x 4 persone, vengon fuori una quindicina di frittelle della dimensione che vedete

2,5 dl di latte scremato
70 gr di burro
125 gr di farina
4 uova
600 gr scarsi di funghi champignon ( o della varietà che preferite...)
prezzemolo
aglio
pepe nero
abbondante olio per friggere
sale


Procedete prima alla mondadura dei funghi. Staccate il gambo e la parte finale terrosa, pulite e lavate l'interno rasciando con un coltellino, tagliando prima a tettine e poi a quadrotti il cappello e i gambi perfettamente puliti.
Prendete una grande padella, fate un giro d'olio e affondatevi uno spicchio d'aglio schiacciato (o due) i funghi, il sale. Tutto a fuoco lento finchè non si rivelano cotti ma non troppo (lasciateli belli al dente, dalla polpa soda ma non cruda, per far percepire la callosità del fungo all'interno della frittella). Si finisce con pepe nero e una manciata abbondante di prezzemolo, si ripongono da parte.

Frittelle di funghi

A questo punto si passa alla pastella.... che per via del burro a molti potrà sembrare un tripudio di trigliceridi, ma visto e considerato che le frittelle non s'hanno da mangiare giornalmente e visto e considerato che quando una cosa s'ha da fare, s'ha da fare bene.... fidatevi e seguite pari passo la ricetta senza alterare le dosi.

Si mette il latte in una pentola col burro, il sale. Si porta leggermente ad ebollizione, il tempo di far sciogliere il burro e si spegne. A questo punto si versa a pioggia la farina, si mescola velocemente con un cucchiaio di legno, finchè la farina non avrà assorbito il latte, il burro, il sale, ed è per questo che vi dico di non alterare le dosi, perchè vedrete che si andrà formando una palla che si staccherà perfettamente dalle pareti della pentola. Formata questa palla, si ripone in una ciotola a far raffreddare.
Una volta raffreddata, NON prima, si incorporano le uova una ad una e qui io mi aiuto col frullatore ad immersione. Frullatore ad immersione, frullatore a bicchiere, tutto va bene. Frullare fino a che ogni singolo grumo verrà sciolto. La pastella risulterà bella sostenuta e densa, pronta ad accogliere e a rivestire ortaggi di qualsiasi natura. Io le ho preparate anche con le cimette di cavolfiore precedentemente lessato. Con la zucca e i gamberetti. Più siciliane con pomodorini, olive nere e acciughe.
Realizzata la pastella si aggiungono i funghi precedentemente cotti o qualsiasi accompagnamento, si regola di sale se ancora ne occorre e si friggono in una padella, con l'olio ben caldo ma non esageratamente ( senno' le brucia fuori e le lascia crude dentro), alto due dita.
Le lascio scivolare aiutandomi con due cucchiai e livellando poi il tutto e schiacchiando verso l'esterno per non ottenere delle frittelle troppo alte e strette.
Devo dire una cosa pero'... il risultato d'eccellenza l'ho ottenuto una volta usando la friggitrice. Un'altro sapore, completamente. Non potevo immaginare. Quindi chi ha la possibilità si armi di santa pazienza e frigga con la friggitrice... senno' usate la classica padella della nonna, tanto economica in olio e amen. Vi garantisco che verranno fatte fuori lo stesso :)

Buon appetito,


G.

venerdì 10 ottobre 2008

La mia torta di mele..... ovvero quella della mia famiglia da oltre trent'anni....

Con questa ricetta partecipo all'inziativa di Essenza di vaniglia

http://essenzadivaniglia.blogspot.com/

e la ringrazio infinitamente per avermi dato questa opportunità


Torta di mele cremosa

Se mi chiedessero.... "sei gelosa delle tue ricette?" risponderei senza ombra di dubbio un no. Del resto sarebbe in qualche modo paradossale tenere un blog ed essere gelosi di quello che ci devi metter dentro. Ricette che scopiazzi di qui e di lì, tra il marasma dei libri e delle enciclopedie e dei giornali di fine mese, la dritta del vicino di casa, il segreto della nonna, la torta del foglio strappato e conservato dentro il portafogli.
Mi si è aperto un mondo da quando ho inziato a frequentare i food bloggher, da quando sono diventata food bloggher io stessa. E ho conosciuto cose che mai avrei pensato di poter conoscere, e ho visto cose che mai avrei pensato di poter vedere, riduzioni, proporzioni, cipolle confit e insalate dentro i bicchieri, impasti senza impasti e brioche con lo zucchero che sembra cristallo e ti si attacca sui denti e ci affondi dentro. Esercizi di stile, d'estetica e di maestria.
Tutto semplicemente incantevole.
Ma poi..... poi...
Poi ci son cose che appartengono semplicemente ad una memoria, ad una radice, ad un sasso.
Ci sono cose che ti senti nel midollo perchè naturalmente fanno parte di quello che sei, che sei stata e che sarai, e che non hanno bisogno di esercizi di stile, d'estetica e di maestria. Appartengono al ramo da cui provieni ancor prima che tu SIA.
Ecco cosa significa per me questa torta.... un salto indietro.
E' la torta di mele che da più di trent'anni si fa a casa mia, è la torta di mia zia Carmelina (perchè a farla era solo lei) ed è anche la torta della pazienza, perchè per farla ne occorre davvero tanta. Un po' come quando annaffi un vaso e ti curi un fiore e te lo coltivi.
Lei si metteva un'ora a tagliare simmetricamente quelle mele, ad imburrare lo stampo, a sbattere le uova con la forchetta e poi ad affondare i cocci di frutta dentro l'impasto molle, profumato e denso. Se la fai con la fretta, mi diceva, non ti riesce. E se tagli a pezzi le mele anzicchè a fette e le mescoli dentro come fan tutti, non ti riesce, mi diceva ancora.

Lei adesso, è troppo stanca. Si è arresa un po' alla pesantezza della vita, come si arrendono la gran parte delle persone che superano gli ottant'anni.
Ma non potevo far si che tutto si perdesse.... e un mese fa andai a casa sua e nonostante le proteste, ci mettemmo insieme a prepararne una.

Tarte aux pommes


Ho osservato tutto. I movimenti delle sue mani esperte e rugose, il modo paziente di tagliare le mele, cospargerle di zucchero, grattuggiare la buccia del limone.
Abbiamo tirato fuori dalla credenza il ricettario consunto, il suo quaderno con poche ma grandiose ricette e il cartoncino su cui ci stava questa, la scrittura irriconoscibile della zia Tina, la zia che non ho mai potuto conoscere e che se n'è andata pochi anni prima che io nascessi.
Lo so già da me che queste cose mi rimarranno dentro la testa per sempre. E rapprensentano un pezzo d'eredità, una vertebra, un frammento di sangue dentro le vene.
Mi lascio prendere troppo dalla malinconia quando scrivo di queste cose :-) Perdonatemi....
Comunque.... se dovessi adesso rispondere alla domanda di prima, risponderei che si, sono gelosa di questa ricetta.Ma è talmente grande la gioia di condividere qualcosa di così speciale che.... bhe, non ci sta posto per le reticenze :-)

Ed eccola direttamente riportata da un foglietto di carta consunto, che per lo meno, avrà almeno trent'anni....


RICETTA DELLA TORTA DI MELE DI ZIA CARMELINA

x uno stampo da 30 cm di diametro



Per lo sciroppo

6 limoni medi

tre manciate di zucchero semolato


Per l'impasto

3 uova
1 kg scarso di mele rosse
200 gr di zucchero
300 gr di farina
150 gr di burro
200 gr di latte
1 busta di lievito
la scorza di un limone grattuggiato
vaniglia (io ho usato quella dell'ondina)

Procedimento

Tagliare le mele prima a quarti, mondarle, sbucciarle, ridurre i quarti in tante mezzelune sottili sottili. Riporre il tutto in una grande ciotola, spremere il succo dei limoni (tutto non vi preoccupate, non è troppo, conferirà alle mele un aspetto candido ed un sapore unico) e spargere a piene mani tre grandi manciate di zucchero. A questo punto rimescolate le mele, si, sempre con le mani, andando dal basso verso l'alto e facendo attenzione a non romperle. Lo zucchero dovrà sciogliersi con il succo di limone e creare un vero e proprio sciroppo per la frutta. Fate riposare mezz'ora e ripetete l'operazione due, tre volte.

A questo punto si passa all'impasto, di velocissima esecuzione. Si montano le uova intere con un pizzico di sale e lo zucchero, non tanto, giusto 5 minuti. Mia zia batteva tutto con le forchette e non otteneva mai (volutamente) un impasto troppo gonfio. Tant'è che quando ho usato il frustino elettrico ha esclamato -basta, basta, va bene così!
Aggiungere poi la farina in due mandate, il burro sciolto, il latte a filo tiepido con il lievito dentro. Grattuggiare la scorza di limone, la vaniglia.
Versare il tutto nella teglia perfettamente imburrata e infarinata e a questo punto si procede con le mele.
Dovranno essere riposte "in piedi" con la parte esterna e più spessa fuori dall'impasto, tutte a raggiera, vicine vicine, mentre gocciolano ancora di sciroppo. Si procede dal primo cerchio esterno fino a formarne tanti altri e giungere all'interno.
A questo punto si mette in forno, 180 gradi per 45 minuti circa.

E' una torta molto molto umida, quindi la consistenza cremosa che vi ritroverete dentro e al primo morso, è proprio la caratteristica peculiare di questo dolce che profuma di mele, limone, vaniglia.
Quello che voglio raccomandarmi è la cottura.
Infornate a forno assolutamente freddo. Da lì 180 gradi, posizione medio-bassa. Prima occorrerà un calore sul fondo, poi, dopo la mezz'ora, la metteremo più altina. Lo sciroppo tenderà a fare delle piccole bollicine proprio sulla parte superiore, fra la spaccatura di una mela e l'altra. E' proprio tipica della torta stessa. Prova stecchino e via.

Si conserva per giorni e il giorno dopo è addirittura migliore.

Ecco....l'ho fatto..... ora ditemi che sono generosa per cortesia :-)

Volevo fare comunque un appunto, che non è un appunto ma una dedica alla persona più dolce che io abbia mai conosciuto, dentro e fuori internet :-)
Questa volta la torta l'ho preparata con la vaniglia che mi ha mandato l'Ondina al ritorno dal suo lungo e intenso viaggio africano.... e non vi dico che tocco in più :)))))))) Si sente proprio la differenza tra la vanillina d'industria e la vaniglia vera :-)

Un giorno, m'arrivò un pacchetto.... e dentro ci stavano tante meravigliose cosine.... la vaniglia, le noci moscate e una bustina di curcuma per aromatizzare deliziosi piatti....


lettera


lettera2



perchè è vero che chi trova un amico trova un tesoro..... ed io l'ho trovato a Firenze, lontano lontano lontano fisicamente ma tanto tanto tanto vicino, nel cuore, nella mente e nel modo di vedere la vita! Grazie Serena, d'esserci.



Ps. La materia è andata benissimo.... 27 e via!




Con affetto


G.

domenica 28 settembre 2008

L'incontro perfetto.... dei peperoni con le mandorle..

Peperoni con zucchine e mandorle

L'aria fresca finalmente soffia anche qui.
Dopo qualche giorno di reticenza, il rimpianto dell'estate, la voglia di sole e di giornate che sanno di baccanale vacanziero, la mia mente ha ceduto al richiamo sdilinquito dell'autunno, ai suoi colori cupi, al suo odore di terra.
Sento sempre odore di terra quando s'affaccia la stagione della castagne. Sarà l'Etna che sparge per aria le sue radici che sanno di tufo, di pomice, di acqua rappresa dentro la cenere.
E mentre il mondo cambia al di là dei vetri della mia camera, io resto rinchiusa qui dentro a studiare, studiare, studiare, studiare in vista dei prossimi esami.
Non ho più toccato un solo mestolo, una sola padella, e tutto mi risulta difficile e anche un poco antipatico.
Ma è da tempo che volevo postarvi questa ricetta "rubata" al bellissimo blog di Mariluna, sempre attivo, sempre aggiornato, sempre pieno di idee particolari.
Corteggiavo questa idea da tempo e decisi di metterla in pratica qualche settimana fa, quando ancora non ero stata investita dalla fobia pre-esame e avevo il solo e lindo pensiero di preparare una cena tra amici, in terrazza.
E così quella sera accesi le candele, sistemai i tavoli e ne creai uno appositamente per gli antipasti, apparecchiai con bei pezzi di vasellame e uscii dalle credenze di mamma i meravigliosi sottopiatti in giunco intrecciato che fanno tanto giardino, ma anche autunno mi vien da pensare....

Peperoni con zucchine e mandorle

Stanca dei soliti peperoni ripieni di riso, di carne, di pasta (non sapevo con cos'altro ingolfarli 'poretti) e mossa dalla normale e frenetica riottosità verso le cose minimamente consuetudinarie, fui abbagliata da queste cosine qui peccato solo, non aver trovato le mandorle a lamelle da metter su.... mi son accontentata di quelle fatte a pezzi e precedentemente tostate in forno, mischiate al ripieno....

Zucchine in padella...preparando il ripieno

Devo dire che mi hanno fatto fare la loro signora figura messi al tavolo degli antipasti.
Ecco la ricetta e un infinito grazie a Mariluna per la bontà di questo piatto.

PEPERONI RIPIENI ALLE MANDORLE

Ingredienti per 2 persone:

1 peperone rosso
una zucchina
mezza cipolla
1 uovo
poco latte
parmigiano grattuggiato
una piccola mozzarella
olio evo
sale pepe
20 g. di mandorle in polvere
mandorle a filetti per decorare

Ho lavato il peperone e tagliato in due privandolo dei semi e delle parti bianche e ho vervato poco olio all'interno.
Ho grattuggiato la zucchina ben lavata e asciugata e l'ho fatta rosolare in una padella antiaderente con un filino d'olio e la cipolla tagliata fine, per circa dieci minuti, aggiungendo un po' di latte per evitare che si asciughi troppo , sale e pepe.
Fatta raffreddare ho unito l'uovo e le mandorle in polvere, 2 cucchiai abbondanti di parmigiano, la mozzarella tagliata a pezzetti ed ho farcito i peperoni , messi in una teglia con poco olio e mezzo bicchiere d'acqua, ho cosparso la superfice con delle mendorle a filetti e passato n forno caldo a 180° per mezzora, circa.

Peperoni con zucchine e mandorle


Paprika mit Mandeln gefüllt

Zutaten für 2 Personen:

1 rote Paprika
1 Zucchini
½ Zwiebel
1 Ei
ein bißchen Milch
geriebener Parmesan Käse
Eine kl. Mozzarella
Olivenöl
Salz & Pfeffer
20gr. Geriebene Mandeln
Mandeln zum verzieren

Ich habe die Paprika gewaschen, die Kernen entsorgt und ein wenig Olivenöl dazu gegeben.
Die Zucchini habe ich gewaschen aufgetrocknet und dann gerieben, das ganze wird dann zusammen mit den feingeschnittenen Zwiebel, Salz und Pfeffer in einer Antihaft beschichteten Bratpfanne gebraten (um zu vermeiden dass das ganze auftrocknet kann man ein wenig Milch dazu geben).
Nachdem sich die Zucchini abgekühlt hat, habe ich das Ei, die geribenen Mandeln, 2 Esslöffeln Parmesan Käse und ½ Mozzarella (in Stückchen geschnitten) untergerührt und damit die Paprika gefüllt.

Das ganze wir dann im Ofen mit ein wenig Öl, Wasser (ca. ½ Glas) und feine Stückchen Mandeln als Dekoration, bei 180° C für ca. 30 min. gebacken.


Adesso ritorno a schiattare.... il dovere mi chiama.


Un bacio,


G.

martedì 16 settembre 2008

Cous cous.... l'oro nel piatto

Cous cous... l'oro nel piatto

"Cous Cous è anche..... sicilianità".
E dopo aver citato il famoso sponsor di un ristorante dell'interland catanese che per settimane mi ha fatto letteralmente sbavare all'idea di un cous cous fatto come Dio comanda (e possibilmente di pesce perchè amo più i pescivendoli che i macellai), devo doverosamente precisare che mi son vendicata su quanto inflittomi dalla pubblicità malsana, logorante e pilotante.... scoprendomi una buona parolaia anch'io :)
Ergo confesso.... per questa ricetta ho fatto si che San Cosmopolita stesse in fibrillazione per due settimane, poverina più di me, vaneggiando per la ricetta di questo cous cous con i pomodorini cotti al forno di cui impietosamente parlai fino a farle sentire l'odore disse lei, tanto che, con la scusa del pacco assaltato dalle farfalle nella sua credenza, il cous cous se l'è fatto comunque in preda al delirio. E devo dire che l'è riuscito una meraviglia, guardate qui.
Ma.... come ben capite avevo un debito. E cosa mi tocca fare ieri? Ripreparare il cous cous perchè le foto della volta precedente erano una vera schifezza e perchè so' sempre una perfezionista rompi.... ci siamo capiti :-)
Diciamo che mi son sacrificata molto felicemente a mangiarlo, più dura è postarlo alle due di notte passate come una vampira, ma pazienza, tempo di giorno non ne tengo :-) Quindi Cosmo, apprezza la mia buona volontà! :-)

zucchina

Non staro' a raccontarvi le origini del cous cous, su come divenne anche piatto siciliano, su come le donne arabe incocciavano la semola a mano etc... perchè mi capirete, alle due di notte mi risulta difficile anche mettere in riga un pensiero sufficientemente elementare.... e poi perchè altre amiche lo hanno già fatto egregiamente. Son scansafatiche? Puo' darsi, ma guardate che meraviglia, qui e qui
(dall'Ondina e dalla Lory).
Io vi dico solo che questa meravigliosa ricetta l'ho rubacchiata da Food in the city, quindi ringrazio tantissimo Afrodita, catanese come me, toscana d'adozione. Trovo il suo blog sempre pieno di belle idee. Poi la ricetta me la son personalizzata come intendevo io, aggiungendo qualche tocco in più. Una meraviglia.

La particolarità di questo cous cous sta nei pomodorini cotti al forno con gli aromi, di una bontà davvero semplice ma unica. Nella zucchina piastrata sulla ghisa e poi tagliata in pezzi, nella feta, la vera feta greca sbriciolata. E nel peperoncino, tanto tanto peperoncino, per chi ama il piccante.

Pomodorini

Ingredienti:

500 gr di cous cous precotto (no Lory non inorridire, ma io non so davvero incocciare il cous cous a mano)
100 gr di feta greca sbriciolata
1300 di pomodorini pachino (non sono troppi, in cottura dimezzeranno il volume)
5 zucchine belle grandi e profumate
peperoncino
aglio
zucchero
origano
basilico fresco
olio d'oliva
sale

Cous cous....l'oro nel piatto

Esecuzione:

Lavare i pomodorini, eliminare il picciolo in un piccolo taglio e dividerli a metà (non a spicchi). Riporre su una teglia, senza carta forno, condire con gli aromi, aglio, origano, peperoncino, una spolverizzata di zucchero, sale e tanto, tanto ma tanto olio d'oliva. Non siate avari, l'olio aromatizzato che si otterrà, servirà proprio per condire il cous cous e non aggiungerne altro dopo direttamente dalla bottiglia.
Mescolate bene e infornate a 160 gradi per circa una ventina di minuti, giusto il tempo di far cuocere i pomodorini (mi raccomando, non riduceteli in salsa).
Fate raffreddare.
Lavate e mondate le zucchine, tagliatele a metà, eliminate la polpa centrale amara. Con tutta la buccia piastratele sulla ghisa, fino a che non saranno cotte ma croccanti.
Sbriciolate la feta.

Cuocete il cous cous come riportato sulla confezione.
Io ho portato ad ebollizione l'acqua pari peso del cous cous, versato quest'ultimo e spento. Ho aggiunto subito l'olio aromatizzato (i cucchiai che servono) e sgranato velocemente con la forchetta, messo il coperchio e fatto riposare per 5 minuti.
Dopo l'ho aperto, versato in una ciotola, fatto intipepidire e condito con le zucchine, i pomodorini e il loro olio, la feta sbriciolata.
I sapori erano perfettamente bilanciati, si passava dalla morbidezza forte della feta alla croccantezza dolce della zucchina. Fino al pomodorino, saporito e aromatizzato.Una ricetta da provare, io l'ho portato domenica in una riunione tra amici.
E tra una forchettata e l'altra, è finito tutto.


'Notte.


G.

lunedì 8 settembre 2008

Spaghetti con vongole, nocciole e olive verdi

Spaghetti con vongole, nocciole e olive verdi

Come definire questa ricetta? L'innovazione nella tradizione.
Penso che chiunque abbia un minimo di dimestichezza ai fornelli, prima o poi si sia cimentato nella realizzazione di un buon piatto di spaghetti e vongole. Ricetta da tradizione, semplice all'apparenza, in fondo abbastanza complessa quando si vuol raggiungere un risultato d'eccellenza.
Abitando in una città come Catania, il pesce e i frutti di mare li mangi tanto e bene anche nelle trattorie, nei ristoranti accanto alla zona del porto, dove persino i muri e i pavimenti in pietra lavica odorano di mare, odorano di sale.
Eppure... questo piatto non l'ho trovato sempre soddisfacente. Anzi.
A volte troppo sciocco, altre troppo pieno di burro, addirittura. Altre ancora senza sapore, forse per via della scarsa mantecatura.
Le vongole, così come mi ha insegnato il pescivendolo di famiglia, s'hanno da cuocere a fuoco lento e appena aperte, con la pinza, si ripongono subito su un piatto. Troppo calore le rende secche, le snatura. E così, siccome alcune si aprono prima delle altre, quelle già pronte si mettono da parte.

Detto questo....volevo dire che questa fantastica ricetta mi è stata data dalla dolcissima Jolie , ricetta che ha postato tempo fa sul forum di Alf e che purtroppo, è rimasta un po' in disparte.
Invece merita, merita perchè è raffinata e non banale, adatta per esempio a chi vuole dare una marcia in più ad una cena a base di pesce.

Capita che spesso, delle preparazioni valevoli, passino del tutto in sordina. E questa, mi son detta, doveva tornare alla ribalta :)

La ricetta è tipica della zona circostante la costiera amalfitana e si usa prepararla tradizionalmente per tutta la famiglia in vista del cenone di Capodanno.
Anticipando i tempi del cenone e avendo a disposizione una buona quantità di vongole rigorosamente fresche, mi son messa a lavoro e il risultato è nella foto di sopra.
Lo scenario qui giù, rappresenta quello che è rimasto dopo la passata dei bagordi....

Le vongole...

(tra parentesi vi saranno apportate le mie modifiche in merito alle quantità)

SPAGHETTI VONGOLE, NOCCIOLE E OLIVE VERDI (JOLIE)

x 4 persone:

1 kg di vongole (per me 1 kg e 1/2)
500 gr di spaghetti Voiello o De Cecco
2 alici sotto sale ( 3 essendo piccole)
20 olive verdi in salamoia giganti
una manciata abbondante di nocciole sgusciate
2 spicchi d'aglio
1 pezzetto di peperoncino fresco non secco
olio evo q.b.
prezzemolo fresco
qualche pomodorino pachino

Prendere le vongole, sciacquarle, sbatterle molto per far uscire la sabbia e aprirle in una pentola a fiamma bassa (seguire il consiglio di cui sopra).
Filtrare il liquido ottenuto almeno 3 volte, per eliminare i residui di sabbia e tenerlo da parte.
Sgusciare solo metà delle vongole e lasciare la conchiglia alle altre (magari fare metà e metà, per questo il chilo e mezzo, le vongole pesano e rendono poco purtroppo).
A parte prendete una padella grandissima, di quelle tipo in allumino che si usano per far saltare la pasta: irrorate la base della padella con olio evo, mettete sopra 2 spicchi d'aglio schaicciati solo col palmo della mano (per non perdere l'aroma), il pezzetto di peperoncino, i filetti d'alice sottosale PRECEDENTEMENTE SCIACQUATI CON MOLTA ATTENZIONE e tagliate a pezzetti, in fine le olive verdi sciacquate anch'esse.
Lasciate così, senza accendere il fuoco. Ora, prendete una manciata o più di noccioline, mettetele nel mortaio di legno e battetele grossolanamente.
Se non avete il mortaio EVITATE I FRULLATORI E I MACININI ELETTRICI, le nocciole devono restar a pezzetti, quindi senza mortaio tagliatele con un coltello in 4 parti sopra un tagliere.
Mettete anche le nocciole nella padella insieme all'olio e a tutti gli altri ingredienti per fare il soffritto, e accendete il fuoco, basso. Sorvegliate con molta pazienza: quando l' olio si sarà scaldato, inclinate la padella da un lato, in modo che l'aglio e tutto il resto "affondi" nell'olio.
L'alice farà schizzare molto, se necessario sollevate la padella dal fornello quando girate.
Nel momento in cui l'aglio sarà imbiondito e le nocciole tostate il soffritto sarà pronto. Ora, aggiungere l' acqua delle vongole e tutte le vongole, accendere la fiamma bassa GIUSTO IL TEMPO DI LEGARE GLI INGREDIENTI. Togliere l'aglio.
Colorare con qualche pomodorino pachino tagliato a metà, giusto per legare, quattro dovrebbero esser suffucienti.
Cuocete gli spaghetti al dente, metteteli nella padella e fateli saltare qualche minuto, aggiungendo una tritata abbondante di prezzemolo fresco.
Nei piatti mettere gli spaghetti e coprirli sopra col sughetto di nocciole, vongole e olive verdi. Io invece, ho preferito spadellare tutto, insaporendo qualche minuto e impiattando alla fine.

Ovviamente quello che mi raccomando sempre per la riuscita di un buon piatto, è l'eccellenza delle materie prime. Basta che una sola di queste non funzioni a dovere, per compromettere la complessiva bontà :)

Buon esperimento :)

martedì 2 settembre 2008

Muffin? La forma non è impeccabile, ma il loro sapore "double chocolate" assolutamente si...

Muffin doppio cioccolato

Eccomi, finalmente.
Senza nemmeno pensarci su, scrivo nel cuore della notte, con gli occhi che mi fanno male di sonno arretrato. Ma dovevo farlo, troppo tempo è passato dall'ultima volta e non vedevo l'ora di buttar giù qualcosa, di scrivere, di macchiare queste pagine, perchè le parole ultimamente le tengo appicciate sulle punta delle dita, mi vomitano addosso la loro incontenibile irruenza.
E così, dopo un viaggio durato più a lungo del previsto, un Agosto col caldo irrespirabile a tratti, i mal di testa irrequieti e la partenza dei miei... via con la solita routine, un Settembre sbucato all'improvviso che mi immalinconisce un pò come sempre.
Il termine dell'estate mi mette addosso notevole tristezza, sarà l'afa che si va affievolendo e i colori forti che cedono il passo a quelli terrosi dell'autunno. Sarà che in fondo amo le insopportabili notti con le zanzare che mi respirano il sudore e la pelle appiccicata al muro di fianco il mio letto, in cerca di frescura.
Sarà, come dice Ale, che mi è rimasto l'animo e l'idea dell' età scolare. Da quel periodo sicuramente mi trascino alcuni vezzi, alcune sensazioni, come l'inerzia del lunedì che mi fa essere una perfetta lunediante.
Dall'età adulta sicuramente ho acquistato altro, come il piacere di trascorrere alcune notti con la compagnia di una abat-jour accesa, un bicchiere d'acqua, qualche cucchiaino di marmellata che vado spiluccando in un viaggio e l'altro tra il frigorifero e il pc.
E proprio queste notti sono state intense, intense di pensieri e intonse di sogni, sogni che non so mai da che parte collocare, ripiani più alti, ripiani più bassi, ma questa volta, come in preda ad un'attività febbrile, ho lavorato lavorato e lavorato, lavorato con la mia testa ed ogni parte di questa. Una volta fuggivo la solitudine, la scalciavo con la paura di un cavallo imbizzarrito di fronte al terrore del macello.
Oggi la ricerco, ci convivo, la annuso e la chiamo, ammiccante come un mantra.
E' in uno di questi momenti che son nati questi probabili e adorabili muffin, probabili perchè all'ultimo momento mi son accorta di non avere gli stampini adatti e questi, più che muffin, vezzeggiano un'aria da "mini cake"... ma l'impasto è quello, e li ho definiti adorabili perchè racchiudono un sapore divino, puro, morbido e voluttuoso, sicuramente eccellente rispetto a quelli che sbocconcellavo quest'estate negli autogrill di notte, durante le soste del viaggio che sembrava non finire mai.

Muffin doppio cioccolato

La ricetta ovviamente è di Paoletta, questi sono i suoi e la forma che avrebbero dovuto avere...ma va bhe si fa quel che si può e la prossima volta mi premurerò a munirmi di forme adatte... ma son stati apprezzati ugualmente... da Ale, ricoperti di zucchero a velo così come li vedete in foto, e da mia cugina, nella versione "attentato" ricoperti di ganache al cioccolato e confettini colorati. Sembra abbia apprezzato anche mio zio Pippo, che dell'unico muffin sopravvissuto portato a casa, ho saputo che è riuscito a mangiarne solo un quarto, generosamente devoluto in beneficienza da mia cugina, ahhahahah :D
Ho un debito di sei muffin quindi, che prima o poi si vedranno atterrare in casa... :D:D:D
Va bhe... come al solito mi son dilungata ad oltranza....

MUFFIN DOPPIO CIOCCOLATO E PANNA (PAOLETTA)

INGREDIENTI

INGREDIENTI SECCHI
150 gr zucchero
200 gr farina autolievitante oppure 200 gr farina e 1 cucchiaino di lievito
1 cucchiaino di bicarbonato
50 gr cacao amaro


INGREDIENTI UMIDI
5 cucchiai di olio di semi
2 uova
250 ml. panna da montare
8/10 cucchiai di latte (* solo se le uova sono molto piccole...regolatevi voi... io all'impasto ne ho aggiunti due per esempio, uova medie)
vaniglia

INGREDIENTI A PEZZI
120 gr cioccolato fondente spezzettato a mano grosso quanto i chicchi di caffè

Double chocolate

PROCEDIMENTO

Scaldare il forno a 200 e imburrare e infarinare una teglia da muffin da 12 oppure preparare gli appositi stampini di carta.

Mescolare assieme gli ingredienti umidi e mescolare per amalgamarli. In un'altra ciotola setacciare tra di loro gli ingredienti secchi.
Dopodiché mescolare insieme ingredienti secchi e umidi finchè saranno ben amalgamati, ma non eccessivamente altrimenti i muffins risulteranno duri.
Aggiungere alla fine il cioccolato a pezzi.

Versare limpasto a cucchiaiate negli stampi e cuocere per 15-18 min. finchè non saranno ben dorati. fare la prova stecchino, perchè sono scuri e non si distingue bene quando sono cotti. Spolverare di zucchero a velo.
Far raffreddare su una griglia e servire tiepidi.

Nel caso non si consumassero subito metterli in un contenitore ermetico al massimo due giorni oppure si possono congelare, scongelare e scaldare in forno per un paio di minuti.

Double chocolate muffin

Questi non sono muffin, ma I MUFFIN. Mi sono resa conto che ricette in giro sul web ce ne stanno a bizzeffe, poche fanno sul serio la differenza. Ecco, mi sento di dire, che questa è una di quelle.

E adesso che sono le tre del mattino....mi sembra sia l'ora di andare a nanna.....

A presto,

G.